Il gioco delle regole

 

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Il Gioco delle Regole

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Progetto: "il Gioco delle Regole"

 

 Il progetto
Percorso di lavoro: l'alunno scopre il significato della parola identità attraverso  la sua identificazione individuando i ruoli che assume nei gruppi sociali. Comprende che esiste una identità legale che è differente da quella naturale.
Identità è:
Distinguersi dagli altri
Quello che si è (carattere,modo di fare)
Provenienza, discendenza, appartenenza
Riconoscimento

 

Io sono:   

Per chi:

Persona

Tutti

Figlio/a

Genitori

Fratello/sorella

Fratello/sorella

Nipote

Nonni/zii

Ragazzo/a

Tutti

Sportivo/a

Per chi mi vede gareggiare o praticare sport

Amico/a compagno/a

Coetanei       

Alunno/a

Insegnante

 

La prima identificazione che ho fatto è stata con la parola persona.

Chi è la persona?

Ogni nuova nascita viene dichiarata dalla famiglia presso l’Ufficio dell’anagrafe del Comune in cui il figlio è nato, unitamente alla scelta del nome che gli viene imposto. Dopo di ciò  egli entra a far parte della collettività diventando cittadino italiano

Ma io chi sono veramente per gli altri? Ad  esempio, i miei genitori cosa pensano che io sia?   Come mi vedono? Cosa sanno di me?

 

Regole che i miei genitori mi danno

Regole che io ris petto

Non fare tardi nel tornare a casa

A volte faccio tardi

Non andare a giocare al bar

Se posso vado a giocare al bar

Non guardare la televisione fino a tardi

Guarderei la televisione fino a tardi se non ci fossero i miei genitori a sorvegliarmi

Non sporcare dappertutto quando mangio un panino

Me ne vado comodamente in giro per le stanze

Avere cura di me stesso

Sono abbastanza curato, ma meno male che c’è mia madre che pensa a darmi i vestiti puliti

 

Doveri che dovrei assolvere  

 Doveri che assolvo

Andare a scuola

Vado a scuola

Studiare

Non sempre

Aiutare la famiglia nelle pulizie di casa

Non sempre

Andare a fare servizi quando me lo chiedono

Non sempre

Sorvegliare il mio fratellino

Non sempre

 

Le regole da osservare sono veramente molte, alcune poi non le capisco proprio Come si fa a non litigare con mio fratello che pianta sempre grane, tocca e rompe tutte le mie cose e vuole avere sempre ragione?  

Anche quando mi proibiscono di stare con qualche amico mi arrabbio e mi dispiace. Perché non dovrei uscire con una persona che mi è simpatica e che a me sembra proprio in gamba?

La cosa che più mi è difficile da capire è quando mi dicono:-Tu devi rispettare le regole.

Insomma c’è un dovere che loro  mi danno da osservare che in pratica mi dice che tutte le regole vanno rispettate senza discutere.

 

 

Con i miei compagni di classe abbiamo discusso questo fatto delle regole che vanno rispettate, perché certe volte sembrano veramente troppe ed incomprensibili.

 

Dalla discussione sono venute fuori posizioni diverse:

·       E’ inutile discutere con i grandi vogliono avere sempre ragione.

·       Non è vero, certe volte le regole servono.

·       Se mi spiegassero perché mi danno la regola forse la rispetterei spontaneamente.

·       Le regole da rispettare vorremmo darcele noi.

·       Vorrei discutere con i grandi quali regole rispettare.

·       Se la smettessero di trattarmi come un bambino che non capisce niente e ascoltassero anche me sarebbe più facile accettare le regole.

 

Insomma ognuno di noi aveva una sua opinione, ma in generale non volevamo subire imposizioni.

Abbiamo discusso allora su come dovrebbe essere una regola secondo noi.

 

 

 

 

 

 

Deve essere uguale per tutti quelli che la devono rispettare

Deve essere accettata da tutti

Deve prima essere discussa

Deve essere ragionevole

Non deve essere imposta

Deve essere modificabile quando è necessario

 

 

Ma sono veramente necessarie queste regole?

Non potremmo farne a meno?

A questo punto abbiamo raccontato qualche esperienza fatta in assenza di controllo dei genitori che andava contro le regole che ci vengono date.

 

 

Un giorno sono rimasto a casa solo con mio fratello. Lui ha toccato le mie cose e io  l’ho minacciato che gliele avrei date se lo rifaceva. Lui non se ne è importato niente e ha toccato il mio telefonino, allora gli sono corso dietro per dargliele ma lui è scappato e per non farsi prendere ha sbattuto forte la porta e il vetro si è rotto. Per fortuna non si è fatto male, ma ci siamo spaventati tutte e due.

Mi era stato raccomandato di non andare in soffitta per non fare guai.

Un pomeriggio che ero sola in casa ho chiamato la mia amica per farmi compagnia; lei è venuta ed ha cominciato a  curiosare dappertutto, poi mi ha chiesto di andare in soffitta. Io non volevo, ma dopo un po’ ci siamo andate e lei si è messa a toccare gli attrezzi da lavoro di papà. Ad un certo punto si è rovesciata la cassetta delle vernici, un barattolo si è aperto e tutto il pavimento si è tinto di rosso.     I miei genitori si sono arrabbiati anche perché in soffitta c’erano  attrezzi pericolosi e potevamo farci male.

I miei genitori vogliono che quando esco con gli amici devo ritirarmi  presto.Un pomeriggio sono uscito per fare una passeggiata e poi siamo andati al bar e ci siamo messi a giocare ai videogiochi. Quando ho detto che era tardi e che dovevo tornare a casa mi hanno preso in giro, allora sono rimasto fino a quando non si è fatto buio. Mentre tornavo è passato un ragazzo su un motorino che non mi ha visto. Io l’ho scansato per miracolo, ma sono caduto. Mi sono riempito di lividi, si è strappato il vestito e papà non mi ha fatto uscire per un mese.

 

 

Queste storie sembrano dare ragione ai nostri genitori, le norme di comportamento ci vogliono, anche perché spesso servono anche per proteggerci da possibili guai.

 

 

Le regole comportamentali servono ovunque, basta pensare a quello che accade a scuola quando non le rispettiamo.

Ci sono ragazzi che fanno diventare l’aula un porcile, carte ovunque, banchi in disordine, zaini buttati per terra.

 

L’anno scorso un ragazzo è inciampato nello zaino che stava giusto in mezzo al passaggio dei banchi  e si è fatto male un ginocchio. I professori ci hanno sgridato perché ci raccomandano continuamente di mantenere le nostre cose in ordine e di non dimenticarci della sicurezza.

 

 

Non è solo una questione di disordine, di cartacce e di zaini fuori posto, ci sono altre regole che a scuola vanno rispettate che sono molto importanti: mantenere comportamenti civili con i compagni ed i professori, ascoltare in silenzio le spiegazioni senza disturbare gli altri, fare i compiti assegnati, portare i materiali ed i libri che servono per fare la lezione, ecc.

 

Certe regole però, sembrano solo una scocciatura, ogni volta che ci si assenta bisogna giustificarsi  e se l’assenza è di più giorni dobbiamo anche portare il certificato del medico, sembra un po’ troppo.

 

La ragioni ci sono e sono anche importanti. Se un ragazzo non porta la giustifica significa che i genitori non sanno che si è assentato e perciò  potrebbe mettersi nei guai rimanendo per la strada a“marinare la scuola”. Il certificato medico poi, serve per tutelare gli altri alunni, infatti, se ci si assenta per più giorni  di solito è perché si è malati ed allora spetta al medico accertare l’avvenuta guarigione e proteggere così gli altri da eventuali contagi.

 

     Attenzione con le assenze, perché portare la giustifica ed il certificato

medico, se l’assenza è di più giorni, sono doveri dell’alunno e della famiglia e non più regole comportamentali.

Basta poco per passare da una regola  ad un dovere

    

     L’insegnante a questo punto ci ha chiesto se volevamo provare a                   discutere  su un’ipotesi comportamentale; dopo aver ricevuto il nostro consenso ci ha detto:- E’ sparita dal vostro astuccio una penna di valore che avevate portato a scuola per pavoneggiarvi con i compagni. Siete assolutamente sicuri di averla riposta nell’astuccio poco prima della ricreazione, come vi comportate?   

 

Ci siamo guardati un po’ esitanti, ma poi pian piano le risposte sono venute, alcune erano simili, per cui le abbiamo raggruppate:

Vado a guardare in tutte le cartelle, fino a che non la trovo.

 Chiedo ai compagni se l’hanno vista.

Prima la cerco, se non la trovo non dico niente e poi aspetto qualche giorno per vedere se qualcuno che l’ha presa la porta a scuola e chiedo ai miei amici di aiutarmi. 

Chiedo al mio compagno di banco se l’ha presa lui, se non la trovo lo dico al professore per farlo guardare nelle borse degli altri.

Se non esce la mia penna non esce nessuno da scuola, faccio il finimondo, tutti devono far vedere che non ce l’hanno tra le loro cose.Sono disposto anche a chiamare la polizia.

Vado subito dal Preside per farlo intervenire.

Non dico niente e di nascosto guardo nelle cose degli altri.

La cerco domandando agli altri se l’hanno vista, se non la trovo lo dico al professore.Se però non si trova mi rassegno e lo dico ai miei.

 

L’insegnante ha raccolto le nostre risposte e ci ha invitati ad analizzarle

tutti insieme per capire quale potesse essere la più giusta.    

 

L’insegnante ha osservato:_ Molti hanno detto che si doveva guardare nelle borse degli altri, ma chi  ci dà il diritto di guardare nella roba degli altri? Anche il professore non è autorizzato a farlo.

 Il permesso di rovistare nelle proprie cose lo può dare solo il padrone di quegli oggetti.

 

Noi abbiamo detto:- Come si fa a trovare una cosa perduta se non si può guardare nella roba degli altri?

 

Una nostra amica ha aggiunto:-Io sono disposta a dare il permesso di guardare nelle mie cose, è brutto essere sospettati di aver rubato.

Se siamo tutti d’accordo,  potremmo anche darci una regola che autorizzi qualcuno, meglio se una persona autorevole a guardare nelle nostre cose.

 

L’insegnante ci ha fatto notare che questa poteva essere una buona proposta, ma poi ci ha chiesto come ci saremmo comportati nel caso che non si fosse trovata la penna.

 

 

L’alunno che prima aveva minacciato  il finimondo ha risposto:- Io continuo a dire che se non esce la penna nessuno va a casa

 

Così facciamo il sequestro di persona, –ha detto la professoressa-nessuno è autorizzato a fare in questo modo. Così si ledono i diritti delle persone, la libertà è uno dei diritti fondamentali della persona.

 

Ma pure quello che ha portato la penna ha sbagliato-ha osservato un altro compagno- non doveva portarla a scuola e dal momento che l’ha fatto poteva anche guardarsela la penna.

 

Posso capire ciò che dici ma questo non elimina il problema-ha ribattuto l’insegnante- anzi, in questo modo sembra quasi che la colpa sia di chi ha perduto la penna e non è così.

 

E allora –abbiamo chiesto – che facciamo? Andiamo alla polizia?

 

Potrebbe essere una soluzione, - ha risposto l’insegnante- potremmo anche chiedere l’aiuto delle famiglie, forse i genitori possono scoprire se il proprio figlio può aver sbagliato.

 

Un compagno ha detto:- Ma a che serve andare dalla polizia? Tanto siamo piccoli e non possono farci niente.

 

Attenzione a ciò che dici,-ha reagito l’insegnante-non è sempre vero che non succede niente; se la persona che sbaglia ha più di quattordici anni e ci si è rivolti alla polizia con una denuncia, la storia potrebbe continuare davanti al giudice, inoltre, anche se si è più piccoli di quattordici anni può intervenire il giudice insieme ai sevizi sociali. Ricordatevi che quando si fanno cose gravi  le famiglie rispondono degli errori commessi dal figlio e possono perderne la custodia. In questo caso il figlio viene allontanato dalla famiglia ed affidato ad altri e se il ragazzo ha provocato un danno, i genitori ne rispondono anche economicamente.  Ma ditemi una cosa se qualcuno di voi sapesse chi è stato a prendere la penna lo direbbe?

 

Anche questa volta ci sono state risposte diverse che si ripetevano,ecco cosa abbiamo detto:

Questi non sono affari miei.

 Lo direi ai miei amici.

Lo direi, ma se poi quello mi picchia o dice che sono bugiardo?

Come faccio a dimostrare che la penna l’ha presa veramente lui?

 

Una cosa è certa,-ha osservato la professoressa- non si deve accusare qualcuno senza prove, ma nemmeno si deve dire che ci occupiamo solo dei fatti nostri.Piuttosto facciamoci aiutare da chi è più maturo, e per non sbagliare chiediamo magari consiglio ai genitori o ai professori. Chi tace per paura finisce col diventare prigioniero della sua stessa paura.

 

 

 

Ma quante volte i grandi ci dicono che dobbiamo farci gli affari nostri !- abbiamo detto tutti insieme.

 

 

La professoressa allora ci ha risposto:- I grandi possono sbagliare come ed anche più dei piccoli, ma bisogna seguire sempre la nostra coscienza. Noi non abbiamo ipotizzato che qualcuno potesse essere stato incolpato innocentemente della sottrazione della penna, ma se ciò fosse accaduto avreste lasciato  che lo si accusasse? E se ad essere accusati foste stati voi? 

Come vi sentite quando vi incolpano per qualcosa che non avete fatto?

 

Ecco cosa abbiamo detto :

Io mi sento una rabbia dentro che mi fa star male.

Dal dispiacere non riesco nemmeno a parlare.

Mi sale la collera e sono capace di picchiare chi lo ha detto.

Mi arrabbio ma cerco di far capire che non è vero.

Vado a chiedere aiuto ai miei genitori o ai miei amici.

 

 

Le reazioni allora,- ha rilevato l’insegnante- sarebbero queste: 

·       Collera e rabbia, anche con reazioni di violenza.

·       Dispiacere muto.

·       Difendesi da soli.

·       Chiedere aiuto.

 

Secondo voi quale di queste scelte è la più giusta?

E’ meglio tacere, picchiare chi ci accusa o cercare di ragionare e trovare una spiegazione magari con l’aiuto di un amico o di   una persona adulta?

 

Quest’ultima soluzione ci è sembrata la più adatta, anche se poi nei fatti  succede che quando siamo coinvolti in prima persona reagiamo senza riflettere e spesso ci comportiamo nel modo sbagliato.

 

 

 

A questo punto la professoressa ci ha detto: -Vorrei farvi un’ultima domanda ma dovete   essere sinceri Se la penna si trova in una delle cartelle voi come vi comportereste?

 

Ecco le nostre risposte:

Io prima  mi accerto chi è stato a trovarla, perché ci sono persone che non sono attendibili.

Per me è colpevole.

Per me è colpevole, perché altrimenti prima, quando il proprietario la cercava avrebbe dovuto controllare,come gli altri, e vedere se la penna era nella sua cartella.

Non lo so, ma gli chiederei spiegazioni.

Io non accuserei subito il padrone della cartella, perché prima bisogna capire. Potrebbe anche essere uno scherzo.

 

 

Come vedete anche in questo caso i comportamenti delle persone cambiano,-ha concluso l’insegnante-alcuni di noi si fanno subito influenzare dalle apparenze, altri cercano di riflettere e si pongono domande per poter capire meglio. La maggioranza sembra vorrebbe chiedergli spiegazioni.Voglio però invitarvi a riflettere su quello che hanno detto alcuni di voi, cioè che la persona nel cui zaino viene trovata la penna è colpevole. Un vostro amico vi ha fatto osservare che anche lui stava per essere incolpato di una cosa che non aveva fatto e poi è venuto fuori che gli “amici” gli avevano fatto uno scherzo. Se la legge agisse come questi vostri compagni, che subito hanno deciso sulla colpevolezza di colui nel cui zaino era la penna,ognuno di noi avrebbe poche possibilità di dimostrare la sua innocenza. Dobbiamo imparare a non fermarci alle apparenze.E’ buona regola chiederci anche chi è la persona sospettata. Chi è conosciuto come persona rispettosa delle regole ed osservante dei doveri difficilmente può aver agito al di fuori delle norme, per cui vanno attentamente valutati i fatti e i comportamenti, prima di esprimere giudizi. Ma quant’anche si trattasse di una persona abituata a vivere senza rispetto di regole  e di comportamenti un giudizio di colpevolezza può essere dato solo di fronte a prove e testimonianze inconfutabili.

 

 

 

 

Glossarietto

 

Comune

            Circoscrizione amministrativa  che rappresenta , nell’ambito                                                                      

            dello stato, l’ente territoriale elementare con particolari doveri

             e compiti su un determinato territorio e sulla sua popolazione.

 

Diritto

            Facoltà tutelata dalla legge di assumere un determinato

            comportamento in funzione dei propri interessi.

 

Dovere

             Obbligo morale di agire in conformità di una legge imposta

             dall’ esterno o dalle convenzioni, o dettata dalla propria

             coscienza.

 

Regola

            Norma suggerita dall’esperienza o dalla consuetudine,

            specialmente in quanto implica misura e moderazione

            riguardo al comportamento.

 

 

Norma

           Singolo precetto morale, tecnico, giuridico riferibile ad una

           formulazione imperativa  determinata o corrispondente

           all’ambito della consuetudine;anche per sottolineare l’assoluta

           obbligatorietà di un comportamento o di un atteggiamento.