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Il gioco delle regole |
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Il Gioco delle Regole
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Progetto: "il Gioco delle Regole" |
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Il progetto | |
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Percorso di lavoro: l'alunno scopre il significato della parola identità attraverso la sua identificazione individuando i ruoli che assume nei gruppi sociali. Comprende che esiste una identità legale che è differente da quella naturale. | |
| Identità è: |
| Distinguersi dagli altri |
| Quello che si è (carattere,modo di fare) |
| Provenienza, discendenza, appartenenza |
| Riconoscimento |
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Io sono: |
Per chi: |
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Persona |
Tutti |
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Figlio/a |
Genitori |
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Fratello/sorella |
Fratello/sorella |
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Nipote |
Nonni/zii |
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Ragazzo/a |
Tutti |
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Sportivo/a |
Per
chi mi vede gareggiare o praticare sport |
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Amico/a
compagno/a |
Coetanei
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Alunno/a |
Insegnante |
La
prima identificazione che ho fatto è stata con la parola persona.
Chi
è la persona?
La
persona è l’individuo umano che, senza
determinazione di sesso io prendo in considerazione.
L’individuo è ciascun elemento della collettività di cui riconosco le caratteristiche e a cui, grazie ad esse, attribuisco un’identità.
La
collettività è, dunque, l’insieme degli individui (persone) che formano
la società e che riconoscono l’identità delle persone; la società, in
particolare, ha la prerogativa di riconoscere l’identità legale della
persona.
Possedere
l’identità legale significa poter dimostrare l’appartenenza alla
collettività e godere di una serie di diritti
civili, politici e sociali.
Ogni
nuova nascita viene dichiarata dalla famiglia presso l’Ufficio dell’anagrafe
del Comune
in cui il figlio è nato, unitamente alla scelta del nome che gli viene imposto.
Dopo di ciò egli entra a far parte
della collettività diventando cittadino italiano
Il
possesso dell’identità legale viene
riconosciuto attraverso la carta d’identità che viene rilasciata dagli
uffici del Comune di residenza;
Entrare
a far parte della società significa intrecciare rapporti relazionali con le
persone, riconoscerle e sapersi inserire nei gruppi sociali; ogni gruppo
sociale elabora una serie di norme (comportamentali, sociali, giuridiche)
che servono a regolare tali rapporti. Sono gruppi sociali la famiglia, la
scuola, la parrocchia, le persone del quartiere o della frazione, il gruppo
degli amici o dei compagni, ecc.
Il primo gruppo sociale che ci accoglie è la famiglia che si assume il compito di avviarci all’approccio con le norme comportamentali senza il rispetto delle quali non si sviluppa vita di relazione.
Nessuno infatti,è disposto a sopportare persone villane che non sanno rispettare la libertà e i diritti altrui.
Le
regole comportamentali servono a disciplinare la vita di relazione e si
possono definire soprattutto come norme di buona educazione; accanto alle
regole o norme comportamentali si pongono
i doveri che
sono obblighi che dobbiamo assolvere anche perché questi riguardano in
genere i rapporti regolati da norme giuridiche.
All’interno
dei gruppi ogni persona riveste un determinato ruolo che può, però, anche
cambiare quando cambiano le persone cui ci si riferisce; nel mio gruppo
familiare, ad esempio, i miei genitori passano
a loro volta nel ruolo di figli quando si rapportano ai nonni.
Io
stesso assumo una serie di ruoli diversi come si può vedere dallo schema in
alto, dove appunto sono
indicato come persona, figlio, fratello, nipote, ecc.
Ma
io chi sono veramente per gli altri? Ad esempio,
i miei genitori cosa pensano che io sia?
Come mi vedono? Cosa sanno di me?
Probabilmente
i miei genitori mi vedono ancora come un bambino da proteggere, un po’
capriccioso, che ha bisogno di essere guidato e credono di conoscere i miei
pensieri, i miei gusti e i miei desideri.
Io però, nei loro confronti assumo comportamenti che stanno cambiando, metto in discussione le loro decisioni e cerco di conquistare una maggiore libertà.
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Regole che i miei genitori mi danno |
Regole
che io ris |
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Non fare tardi nel tornare a casa |
A volte faccio tardi |
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Non andare a giocare al bar |
Se posso vado a giocare al bar |
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Non guardare la televisione fino a tardi |
Guarderei la televisione fino a tardi se non ci fossero i miei genitori a sorvegliarmi |
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Non sporcare dappertutto quando mangio un panino |
Me ne vado comodamente in giro per le stanze |
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Avere cura di me stesso |
Sono abbastanza curato, ma meno male che c’è mia madre che pensa a darmi i vestiti puliti |
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Doveri che dovrei assolvere |
Doveri che assolvo |
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Andare a scuola |
Vado a scuola |
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Studiare |
Non sempre |
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Aiutare la famiglia nelle pulizie di casa |
Non sempre |
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Andare a fare servizi quando me lo chiedono |
Non sempre |
|
Sorvegliare il mio fratellino |
Non sempre |
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Le
regole da osservare sono veramente molte, alcune poi non le capisco proprio Come
si fa a non litigare con mio fratello che pianta sempre grane, tocca e rompe
tutte le mie cose e vuole avere sempre ragione?
Anche
quando mi proibiscono di stare con qualche amico mi arrabbio e mi dispiace.
Perché non dovrei uscire con una persona che mi è simpatica e che a me sembra
proprio in gamba?
La cosa che più mi è difficile da capire è quando mi dicono:-Tu devi rispettare le regole.
Insomma
c’è un dovere che loro
mi danno da osservare che in pratica mi dice che tutte le regole vanno
rispettate senza discutere.
Con i miei compagni di classe abbiamo discusso questo fatto delle regole che vanno rispettate, perché certe volte sembrano veramente troppe ed incomprensibili.
Dalla
discussione sono venute fuori posizioni diverse:
·
E’ inutile discutere con i grandi vogliono avere sempre ragione.
·
Non è vero, certe volte le regole servono.
·
Se mi spiegassero perché mi danno la regola forse la rispetterei
spontaneamente.
·
Le regole da rispettare vorremmo darcele noi.
·
Vorrei discutere con i grandi quali regole rispettare.
·
Se la smettessero di trattarmi come un bambino che non capisce niente e
ascoltassero anche me sarebbe più facile accettare le regole.
Insomma ognuno di noi aveva una sua opinione, ma in generale non volevamo subire imposizioni.
Abbiamo
discusso allora su come dovrebbe essere una regola secondo noi.
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Deve
essere uguale per tutti quelli che la devono rispettare |
Deve
essere accettata da tutti |
Deve
prima essere discussa |
Deve
essere ragionevole |
Non
deve essere imposta |
Deve
essere modificabile quando è necessario |
Ma
sono veramente necessarie queste regole?
Non
potremmo farne a meno?
A questo punto abbiamo raccontato qualche esperienza fatta in assenza di controllo dei genitori che andava contro le regole che ci vengono date.
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Un
giorno sono rimasto a casa solo con mio fratello. Lui ha toccato le mie
cose e io l’ho minacciato
che gliele avrei date se lo rifaceva. Lui non se ne è importato niente e
ha toccato il mio telefonino, allora gli sono corso dietro per dargliele
ma lui è scappato e per non farsi prendere ha sbattuto forte la porta e
il vetro si è rotto. Per fortuna non si è fatto male, ma ci siamo
spaventati tutte e due. |
|
Mi
era stato raccomandato di non andare in soffitta per non fare guai. Un
pomeriggio che ero sola in casa ho chiamato la mia amica per farmi
compagnia; lei è venuta ed ha cominciato a
curiosare dappertutto, poi mi ha chiesto di andare in soffitta. Io
non volevo, ma dopo un po’ ci siamo andate e lei si è messa a toccare
gli attrezzi da lavoro di papà. Ad un certo punto si è rovesciata la
cassetta delle vernici, un barattolo si è aperto e tutto il pavimento si
è tinto di rosso.
I miei genitori si sono arrabbiati anche perché in soffitta
c’erano attrezzi pericolosi
e potevamo farci male. |
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I
miei genitori vogliono che quando esco con gli amici devo ritirarmi
presto.Un pomeriggio sono uscito per fare una passeggiata e poi
siamo andati al bar e ci siamo messi a giocare ai videogiochi. Quando ho
detto che era tardi e che dovevo tornare a casa mi hanno preso in giro,
allora sono rimasto fino a quando non si è fatto buio. Mentre tornavo è
passato un ragazzo su un motorino che non mi ha visto. Io l’ho scansato
per miracolo, ma sono caduto. Mi sono riempito di lividi, si è strappato
il vestito e papà non mi ha fatto uscire per un mese. |
Queste storie sembrano dare ragione ai nostri genitori, le norme di comportamento ci vogliono, anche perché spesso servono anche per proteggerci da possibili guai.
Le
regole comportamentali servono ovunque, basta pensare a quello che accade a
scuola quando non le rispettiamo.
Ci
sono ragazzi che fanno diventare l’aula un porcile, carte ovunque, banchi in
disordine, zaini buttati per terra.
L’anno scorso un ragazzo è inciampato nello zaino che stava giusto in mezzo al passaggio dei banchi e si è fatto male un ginocchio. I professori ci hanno sgridato perché ci raccomandano continuamente di mantenere le nostre cose in ordine e di non dimenticarci della sicurezza.
Non è solo una questione di disordine, di cartacce e di zaini fuori posto, ci sono altre regole che a scuola vanno rispettate che sono molto importanti: mantenere comportamenti civili con i compagni ed i professori, ascoltare in silenzio le spiegazioni senza disturbare gli altri, fare i compiti assegnati, portare i materiali ed i libri che servono per fare la lezione, ecc.
Certe regole però, sembrano solo una scocciatura, ogni volta che ci si assenta bisogna giustificarsi e se l’assenza è di più giorni dobbiamo anche portare il certificato del medico, sembra un po’ troppo.
La
ragioni ci sono e sono anche importanti. Se un ragazzo non porta la giustifica
significa che i genitori non sanno che si è assentato e perciò
potrebbe mettersi nei guai rimanendo per la strada a“marinare la
scuola”. Il certificato medico poi, serve per tutelare gli altri alunni,
infatti, se ci si assenta per più giorni di
solito è perché si è malati ed allora spetta al medico accertare l’avvenuta
guarigione e proteggere così gli altri da eventuali contagi.
Attenzione con le assenze, perché portare
la giustifica ed il certificato
medico,
se l’assenza è di più giorni, sono doveri dell’alunno e della famiglia e
non più regole comportamentali.
Basta
poco per passare da una regola ad
un dovere
L’insegnante a questo punto ci ha chiesto se volevamo provare a
discutere su un’ipotesi
comportamentale; dopo aver ricevuto il nostro consenso ci ha detto:- E’
sparita dal vostro astuccio una penna di valore che avevate portato a scuola per
pavoneggiarvi con i compagni. Siete assolutamente sicuri di averla riposta
nell’astuccio poco prima della ricreazione, come vi comportate?
Ci siamo guardati un po’ esitanti, ma poi pian piano le risposte sono venute, alcune erano simili, per cui le abbiamo raggruppate:
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Vado a guardare in tutte le cartelle, fino a che non la trovo. |
|
Chiedo ai compagni se l’hanno vista. |
|
Prima la cerco, se non la trovo non dico niente e poi aspetto qualche giorno per vedere se qualcuno che l’ha presa la porta a scuola e chiedo ai miei amici di aiutarmi. |
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Chiedo al mio compagno di banco se l’ha presa lui, se non la trovo lo dico al professore per farlo guardare nelle borse degli altri. |
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Se non esce la mia penna non esce nessuno da scuola, faccio il finimondo, tutti devono far vedere che non ce l’hanno tra le loro cose.Sono disposto anche a chiamare la polizia. |
|
Vado subito dal Preside per farlo intervenire. |
|
Non dico niente e di nascosto guardo nelle cose degli altri. |
|
La
cerco domandando agli altri se l’hanno vista, se non la trovo lo dico al
professore.Se però non si trova mi rassegno e lo dico ai miei. |
L’insegnante
ha raccolto le nostre risposte e ci ha invitati ad analizzarle
tutti insieme per capire quale potesse essere la più giusta.
L’insegnante
ha osservato:_ Molti hanno detto che si doveva guardare nelle borse degli altri,
ma chi ci dà il diritto di
guardare nella roba degli altri? Anche il professore non è autorizzato a farlo.
Il permesso di rovistare nelle proprie cose lo può dare solo
il padrone di quegli oggetti.
Noi
abbiamo detto:- Come si fa a trovare una cosa perduta se non si può guardare
nella roba degli altri?
Una
nostra amica ha aggiunto:-Io sono disposta a dare il permesso di guardare nelle
mie cose, è brutto essere sospettati di aver rubato.
Se
siamo tutti d’accordo, potremmo
anche darci una regola che autorizzi qualcuno, meglio se una persona autorevole
a guardare nelle nostre cose.
L’insegnante
ci ha fatto notare che questa poteva essere una buona proposta, ma poi ci ha
chiesto come ci saremmo comportati nel caso che non si fosse trovata la penna.
L’alunno
che prima aveva minacciato il
finimondo ha risposto:- Io continuo a dire che se non esce la penna nessuno va a
casa
Così facciamo il sequestro di persona, –ha detto la professoressa-nessuno è autorizzato a fare in questo modo. Così si ledono i diritti delle persone, la libertà è uno dei diritti fondamentali della persona.
Ma pure quello che ha portato la penna ha sbagliato-ha osservato un altro compagno- non doveva portarla a scuola e dal momento che l’ha fatto poteva anche guardarsela la penna.
Posso capire ciò che dici ma questo non elimina il problema-ha ribattuto l’insegnante- anzi, in questo modo sembra quasi che la colpa sia di chi ha perduto la penna e non è così.
E
allora –abbiamo chiesto – che facciamo? Andiamo alla polizia?
Potrebbe essere una soluzione, - ha risposto l’insegnante- potremmo anche chiedere l’aiuto delle famiglie, forse i genitori possono scoprire se il proprio figlio può aver sbagliato.
Un compagno ha detto:- Ma a che serve andare dalla polizia? Tanto siamo piccoli e non possono farci niente.
Attenzione
a ciò che dici,-ha reagito l’insegnante-non è sempre vero che non succede
niente; se la persona che sbaglia ha più di quattordici anni e ci si è rivolti
alla polizia con una denuncia, la storia potrebbe continuare davanti al giudice,
inoltre, anche se si è più piccoli di quattordici anni può intervenire il
giudice insieme ai sevizi sociali. Ricordatevi che quando si fanno cose gravi
le famiglie rispondono degli errori commessi dal figlio e possono
perderne la custodia. In questo caso il figlio viene allontanato dalla famiglia
ed affidato ad altri e se il ragazzo ha provocato un danno, i genitori ne
rispondono anche economicamente. Ma
ditemi una cosa se qualcuno di voi sapesse chi è stato a prendere la penna lo
direbbe?
Anche
questa volta ci sono state risposte diverse che si ripetevano,ecco cosa abbiamo
detto:
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Questi non sono affari miei. |
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Lo direi ai miei amici. |
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Lo direi, ma se poi quello mi picchia o dice che sono bugiardo? |
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Come faccio a dimostrare che la penna l’ha presa veramente lui? |
Una
cosa è certa,-ha osservato la professoressa- non si deve accusare qualcuno
senza prove, ma nemmeno si deve dire che ci occupiamo solo dei fatti
nostri.Piuttosto facciamoci aiutare da chi è più maturo, e per non sbagliare
chiediamo magari consiglio ai genitori o ai professori. Chi tace per paura
finisce col diventare prigioniero della sua stessa paura.
Ma
quante volte i grandi ci dicono che dobbiamo farci gli affari nostri !-
abbiamo detto tutti insieme.
La
professoressa allora ci ha risposto:- I grandi possono sbagliare come ed anche
più dei piccoli, ma bisogna seguire sempre la nostra coscienza. Noi
non abbiamo ipotizzato che qualcuno potesse essere stato incolpato
innocentemente della sottrazione della penna, ma se ciò fosse accaduto avreste
lasciato che lo si accusasse? E se
ad essere accusati foste stati voi?
Come
vi sentite quando vi incolpano per qualcosa che non avete fatto?
Ecco cosa abbiamo detto :
|
Io mi sento una rabbia dentro che mi fa star male. |
|
Dal dispiacere non riesco nemmeno a parlare. |
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Mi sale la collera e sono capace di picchiare chi lo ha detto. |
|
Mi arrabbio ma cerco di far capire che non è vero. |
|
Vado a chiedere aiuto ai miei genitori o ai miei amici. |
Le reazioni allora,- ha rilevato l’insegnante- sarebbero queste:
·
Collera e rabbia, anche con reazioni di violenza.
·
Dispiacere muto.
·
Difendesi da soli.
·
Chiedere aiuto.
Secondo voi quale di queste scelte è la più giusta?
E’ meglio tacere, picchiare chi ci accusa o cercare di ragionare e trovare una spiegazione magari con l’aiuto di un amico o di una persona adulta?
Quest’ultima
soluzione ci è sembrata la più adatta, anche se poi nei fatti
succede che quando siamo coinvolti in prima persona reagiamo senza
riflettere e spesso ci comportiamo nel modo sbagliato.
A
questo punto la professoressa ci ha detto: -Vorrei farvi un’ultima domanda ma
dovete essere sinceri Se la
penna si trova in una delle cartelle voi come vi comportereste?
Ecco
le nostre risposte:
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Io
prima mi accerto chi è stato
a trovarla, perché ci sono persone che non sono attendibili. |
|
Per
me è colpevole. |
|
Per
me è colpevole, perché altrimenti prima, quando il proprietario la
cercava avrebbe dovuto controllare,come gli altri, e vedere se la penna
era nella sua cartella. |
|
Non
lo so, ma gli chiederei spiegazioni. |
|
Io
non accuserei subito il padrone della cartella, perché prima bisogna
capire. Potrebbe anche essere uno scherzo. |
Come
vedete anche in questo caso i comportamenti delle persone cambiano,-ha concluso
l’insegnante-alcuni di noi si fanno subito influenzare dalle apparenze, altri
cercano di riflettere e si pongono domande per poter capire meglio. La
maggioranza sembra vorrebbe chiedergli spiegazioni.Voglio però invitarvi a
riflettere su quello che hanno detto alcuni di voi, cioè che la persona nel cui
zaino viene trovata la penna è colpevole. Un vostro amico vi ha fatto osservare
che anche lui stava per essere incolpato di una cosa che non aveva fatto e poi
è venuto fuori che gli “amici” gli avevano fatto uno scherzo. Se la legge
agisse come questi vostri compagni, che subito hanno deciso sulla colpevolezza
di colui nel cui zaino era la penna,ognuno di noi avrebbe poche possibilità di
dimostrare la sua innocenza. Dobbiamo imparare a non fermarci alle
apparenze.E’ buona regola chiederci anche chi è la persona sospettata. Chi è
conosciuto come persona rispettosa delle regole ed osservante dei doveri
difficilmente può aver agito al di fuori delle norme, per cui vanno
attentamente valutati i fatti e i comportamenti, prima di esprimere giudizi. Ma
quant’anche si trattasse di una persona abituata a vivere senza rispetto di
regole e di comportamenti un
giudizio di colpevolezza può essere dato solo di fronte a prove e testimonianze
inconfutabili.
Glossarietto
Comune
Circoscrizione amministrativa che
rappresenta , nell’ambito
dello stato, l’ente territoriale elementare con particolari doveri
e compiti su un determinato territorio e sulla sua popolazione.
Diritto
Facoltà tutelata dalla legge di assumere un determinato
comportamento in funzione dei propri interessi.
Dovere
Obbligo morale di agire in conformità di una legge imposta
dall’ esterno o dalle convenzioni, o dettata dalla propria
coscienza.
Regola
Norma suggerita dall’esperienza o dalla consuetudine,
specialmente in quanto implica misura e moderazione
riguardo al comportamento.
Norma
Singolo precetto morale, tecnico, giuridico riferibile ad una
formulazione imperativa determinata
o corrispondente
all’ambito della consuetudine;anche per sottolineare l’assoluta
obbligatorietà di un comportamento o di un atteggiamento.